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Criticamente Vostro
Proporre indirizzi al top e protagonisti del bien vivre è da sempre la mia mission, lo sapete. Ma trovo che sia altrettanto importante sottolineare i peccatucci, le inesperienze, le problematiche o le negligenze palesate da locali che, nonostante tutto, possono meritare una visita, tenendo conto della totalità delle loro caratteristiche ed attitudini. L'esercizio della critica, se sviluppato in modo professionale, consente al cliente di arrivare in loco già pronto ad ammortizzare le magagne e ben disposto a lasciarsi conquistare dal bicchiere mezzo pieno. Per di più, permette al locale lungimirante di ottimizzare la propria proposta, completando un'opera che deve considerarsi incompiuta. Ovvio, quindi, che le critiche che trovate in questa pagina devono considerarsi costruttive, vanno lette avendo ben presente la data della mia visita (riportata in fondo ad ogni scritto) ed attendono i vostri pareri alla solita mail, info@piacereedivertimento.com
 
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Dj e flyers (dal centro al sud)
Bando ai ricordi, torniamo alla cruda realtà ed alle nuove, cattive usanze: quella della sfilza di pseudo-dj che, chiamati a riempire la consolle, suonano non perché bravi, ma perché portano gente (vero, Sebi Migliorini by Manduca, Firenze?) e quella dei flyers sviliti a meri depliant pubblicitari, graficamente pessimi, per giunta. Guardando il biglietto d’invito proposto da La Giara di Taormina (discoteca storica, in cui ballarono, scalze, Ava Gardner e Melina Mercouri), in occasione dell’inaugurazione estiva, c’è infatti da mettersi le mani nei capelli: non bastassero i cerchietti colorati e l’accozzaglia di loghi, c’è il forte desiderio di sapere da Daniele Tignino, dj meritevole di ascolto sia in consolle sia in sala di produzione, cos’è successo davvero in quella benedetta serata, visto che è stata etichettata “glamour nightlife” ed i signori on the mix (quindi, anche lui) avrebbero dovuto proporre un ensamble di “pop rock, deep house e Miami grooves”…
(Settembre 2013)

Ancora tu? (Puglia)
Ma la Puglia, quest’anno pare voler tirare in ballo tutto ed il contrario di tutto. Perfino, chicchessia. Antoine-Laurent de Lavoisier, per esempio. Il quale si ribalterà nella tomba, sapendo che la sua legge della conservazione della materia è stata ripresa e rielaborata per lanciare la stagione estiva del Jubilee Beach di Molfetta (BA). “Nulla si crea, nulla si distrugge ma tutto si evolve” si legge nel comunicato stampa, ove si scrive che “questo è l’incipit della stagione estiva” del club. Nonostante tutto, non è nostra volontà sparare sulla Croce Rossa: c’è solo il desiderio di segnalare al boss Nicola Pertuso ed anche al socio Rocco Fusco (molto più umilmente, ci limitiamo a tirare in ballo il semplice proverbio popolare “se Atene piange, Sparta non ride”) che, anche volendo ridurre la citazione alla stregua di semplice gioco, non vi si può rinvenire alcun parallelismo con il mondo notturno. Non è assolutamente corretto e, anzi, perfino denigratorio affermare che nulla è stato creato nel settore perché,almeno fino ai primi anni di questo secolo, gli addetti ai lavori hanno saputo mostrare tante buone cose sia quanto ad inventiva sia quanto a imprenditorialità. Sarebbe sufficiente che Nicola chiudesse gli occhi e scorresse, per un attimo, il film della storia sua e del socio primario, Tonio Di Lollo: Divinae Follie-l’esperienza, Lampara-il premio, Jubilee-l’albergo, Villaggio Nettuno-la natura…
(Agosto 2013)

Brutta storia (Puglia)
Non è arrivato al punto di copiare così sfacciatamente il logo dell’omonima struttura ibizenca come ha fatto, fin dall’anno scorso, l’Ushuaia Disco y Playa di Caulonia (RC), ma anche il Quattro Colonne di Santa Maria al Bagno (LE) non ha trovato di meglio da fare che guardare ancora una volta ad Ibiza e denominarsi Liò… Dispiace, perché il titolare è quel Maurizio Pasca che, non solo va considerato un imprenditore attento e di spessore, ma è anche l’attuale presidente del Silb, Associazione Italiana imprese di intrattenimento da ballo e di spettacolo, che da non molto è andata in delegazione nell’Isla Blanca per confrontarsi sugli scenari notturni. Dispiace, perché siamo in presenza di una strutturadeliziosa, che consente di ballare, a due passi dall’acqua, sotto i quattro bastioni angolari, resti di quella Torre del Fiume eretta fra il 1610 e il 1616… Dispiace, perché la collaborazione con la discoteca milanese Old Fashion ha indotto il locale pugliese ad auto-appellarsi in maniera fin troppo scontata Fashion Club, mentre la struttura è tutto fuorché banale.
(Luglio 2013)

Comizi in diretta (da sud a nord)
A pensarci bene, occorre rivalutare i locali che trasmettono le partite di calcio in diretta, perché se l’alternativa è la diffusione di un comizio di Beppe Grillo, come accade alla pizzeria Fraganà di Carloforte (CI), beh vuol dire che varrà la pena trasformarsi tutti in calciofili da bar, per evitare il peggio. E pazienza,allora, se il ristorante Massena di Milano, per la sua inaugurazione, annuncia moyto di pesce spada al pepe rosa, scrivendo il nome del drink esattamente come lo leggete qua sopra e decanta la presenza di Roberto Manfredini, Michela Montorsi (veri e propri prezzemolini), Natalia Angelini e Luca Tassinari. Epazienza, anzi, meglio, se Yogust, in occasione della presentazione del suo progetto frozen, relega i giornalisti nella sala riunioni seminterrato del Bicocca Village di Milano, perché il buon Grillo li avrebbe volentieri confinati molto peggio che in piccionaia… Certo, anche turandosi il naso, non si riesce a capire come, nel 2013, ci sia ancora qualcuno che pensi di essere originale, organizzando feste con la parola d’ordine Fidelio
(Giugno 2013)

Nuove aperture, dolorose chiusure (Milano)
I nottambuli che sono intervenuti alla presentazione della collezione 1000 Chairs, griffata Marni, hanno sentito un tuffo al cuore: non tanto per la coloratissima linea di sedie e tavoli da bambini ed adulti e nemmeno per l’esposizione del progetto Abi-Tanti. La Moltitudine Migrante, a cura del Dipartimento Educazione Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea. Il fatto è che la location, il nuovo Spazio Marni (viale Umbria 42) di Milano, ha preso il posto di una discoteca salita alla ribalta per il suo look scintillante, il Cafè Atlantique. Niente più maxi-lampadario a forma di fungo atomico, passerella sopraelevata, colonne sinuose ed invasione di margherite: solo muri scrostati e calma piatta. C’era una volta un locale progettato da Fabio Novembre…
(Maggio 2013)

Basta con il solito brodo! (da nord a sud)
Organizzare una cena, partendo dalle posate. Con ForkEat, l’artista napoletano Giovanni Scafuro ha voluto capovolgere l’essenza stessa del rito della tavola, così come si è venuto sviluppando in questi ultimi tempi. Menù, mise en place e commensali ruotano intorno a forchette, coltelli e cucchiai, che si ritrovano ad essere al centro dell’universo. Del resto, è più interessante prestare attenzione all’Insalata di mare con verdure croccanti o a San Gennaro, la forchetta con ampolla contenente il condimento del piatto? E’ più divertente il vicino di posto o A chi non piace il brodo, cucchiaio bucherellato fatto apposta per chi non ama le minestre? E’ più intrigante dibattere del colore della tovaglia o della Forchetta a nove code, nata per i veri masochisti e perfetta per le portate piccanti? Fatto sta che le cene organizzate a Le 3 Melarance (via Orti 10) e Zerodue (corso di Porta Ticinese 6) di Milano, Ottocento (via Contrà San Giorgio 2) di Bassano del Grappa (VI) e La Stanza del Gusto (via Costantinopoli 100) di Napoli hanno riscosso un buon successo indipendentemente dal fatto che della partita fossero o meno il vino medievale Polvere di Ippocrasso, proveniente dall’agriturismo Parco Verde (contrada Spineta 50) di Grumento Nova (PZ) e la canta-fiorista Rosalba Piccinni. Quanto alla musica, non manca però la possibilità di accompagnare alla perfezione le succitate posate: c’è Hang Drum, l’ufo dal suono alieno… Si tratta di un innovativo strumento musicale prodotto in soli 5.000 esemplari. A guardarlo, sembra un Ufo; ad ascoltarlo, produce un suono rarefatto, tendente all’extraterrestre… Un buon interprete dell’hang può essere considerato il giovane avvocato percussionista Marco Selvaggio, che spazia senza problema dalle serate di meditazione alle notti da discoteca, dalle performance nella serra dello studio 7Più7, sito all'interno del vivaio-giardino di Terre Bianche (Km 77 SS 192, str. Gelso Bianco, Misterbianco-CT) al club Ma (via Vela 6/8) di Catania, dall’affiancamento di un violino a quello di un dj house. Immaginate solo che sensazione può scaturire, a tavola o in salotto, dal mix fra un suono rarefatto, ma ben ritmato e l’utilizzo di un Pennino da caffè, da impugnare come una penna, utilizzando la bevanda nera per antonomasia come inchiostro indelebile sul nostro cuore…
(Marzo 2013)

Per la precisione… (All around the World)
Nel contesto del Festival Internazionale del Cinema di Roma, buona musica all’Elle di via Veneto, trasformato per l’occasione in DolceVita, Tevere International Clubbing. Maurizio Clemente ha fatto arrivare in loco realtà importanti del nightclubbing mondiale quali Paradise Club (Mikonos), Soulfull Session (Dubai), Ku De Ta (Bali), Supermartxè e DC 10 (Ibiza), Djoon (Parigi), Hed Kandi – Nikki Beach (Miami), Ministry of Sound (Londra) e Studio 54, targato New York City anche se il locale ora non esiste più se non come marchio, rilevato da un imprenditore, che lo volle riproporre a Las Vegas, all’interno del mastodontico MGM Grand Hotel & Casino. Ebbene, il locale ha chiuso anche colà, sostituito dall’Hakkasan. A suonare per lo Studio 54 viene sempre (anche a Roma è stato così) chiamato Kenny Carpenter, un bravo professionista che però non suonò mai nello Studio 54 vero e proprio, quello dei tempi d’oro, che terminarono con il 28 febbraio 1980. Fu in quella data che, scaduta la licenza, il locale rimase chiuso per 15 mesi. Anche se i problemi iniziarono già a fine 1978, con l’arresto dei due soci fondatori Steve Rubell e Ian Schragher. Il dj che meglio rappresenta lo spirito dello Studio 54 è Nicky Siano (che si fece vedere in Italia ad inizio Anni 90), colui il quale, per primo, ebbe modo di mixare avendo tre piatti davanti, nonché di far esibire dal vivo artiste del calibro di Loleatta Holloway e Grace Jones ed organizzare feste insieme a Donna Summer. Tutto ciò, per la precisione, senza voler nulla togliere alla pregevole iniziativa romana che ha visto salire in consolle protagonisti del mixer quali Phoebe d’Abo (Hed Kandi – Nikki Beach), Junior G (Ministry of Sound), Sossa (DC 10), Ashfin (Djoon), Jas Cepeda (Supermartxè), Nina (Ku De Ta), Schooly (Soulfull Session) e Agent Greg (Paradise Club).
(Dicembre 2012)

Di notte, anche i calciatori piangono… (Italia)
“Vuoi che non sappia creare un locale di successo? Io che li frequento da una vita e sono in tutti i giri che contano?” Quante volte abbiamo sentito queste parole. Quante volte abbiamo visto personaggi noti dedicarsi al salto della quaglia, salvo poi ritirarsi con le pive nel sacco. Checché se ne dica, gestire un esercizio pubblico, bar, ristorante o discoteca che sia, non è semplice ed i veri professionisti sono sempre meno, purtroppo. Ne sa qualcosa Angelo Caroli che, grande interprete del wellness e titolare di health club, ha aperto e chiuso in quattro e quattr’otto il suo ristorante di via De Amicis, Milano. Ne sa qualcosa Simona Ventura, che ha pure tentato il cambio di nome da Satin in Basilico (via Rastrelli, Milano), prima di essere costretta alla resa. Ne sanno qualcosa i calciatori, che incassano i flop di Gianluca Pagliuca al Tribeca Lounge (via Conca del Naviglio, Milano) e Bobo Vieri al Clan (via Pontaccio, Milano), ma anche quelli di Felice Centofanti al Mitikò di Ancona e Billy Costacurta al Cocoà di Forte dei Marmi. Forse, proprio a causa dei continui insuccessi, ultimamente, i giocatori di calciohanno iniziato a diversificare gli investimenti: pare che vadano molto le tabaccherie (vero Gianluigi Buffon?)… Se ne deve essere accorto Lorenzo Tonetti, boss di Giannino (via Vittor Pisani, Milano) che, salito alla ribalta come desco e ritrovo di topplayer, ha pensato bene di raddrizzare il tiro. In occasione della cronometro finale del Giro d’Italia 2012, ha esposto uno striscione con il nome del ristorante in direzione di corsa. Che siano i ciclisti i “localari” del futuro? Di certo, in tempo di crisi, saper pedalare aiuta!
(Ottobre 2012)

Che ne sai di un gastroenterologo in spiaggia?
(Riviera Romagnola)

La crisi mondiale dice stop all’ostentazione. Stop all’abitudine di lasciare, in discoteca, le bottiglie di champagne, già vuote, nel secchiello del ghiaccio, per mostrare urbi et orbi cosa si è bevuto. E stop ai ristoranti imperniati su menù pieni zeppi di piatti per esibizionisti. Ma dà il la ad un clamoroso ritorno, i panini: attenzione, però, non più “paninazzi” Anni ’80, adorati dai wild boys di piazza San Babila, ma panini-gourmet, ideali per gustare prodotti di qualità, spendendo poco. Tanti sono i locali che si stanno impegnando in tal senso, tipo il Barge di Rimini, il Chiosco Maracanà di Lugo ed il Dobbin’s di Torre Pedrera. Del resto, questa tendenza vintage amplia a dismisura l’originario raggio di azione, perché i moderni paninari amano pure gli hamburger “european style”, i toast e, ovviamente, le piadine. Meglio, se con ingredienti speciali quali mora romagnola, tonno rosso e formaggio di fossa. Chicche sfiziose e golose si possono gustare presso Nudecrud e Del Sole, a Rimini, Giro di Boa a Cattolica, La Piadina del Canalino a Milano Marittima e Il Piccolo Chiosco a Porto Corsini. Ma la voglia di guardarsi indietro non si ferma qua. Ancora più a ritroso nel tempo pare viaggiare il Fantini Club di Cervia che, con l’iniziativa “Un Gastroenterologo in Spiaggia”, catapulta la nostra memoria fino alle vecchie colonie. Ove i piccoli frequentatori erano soggetti a visite e consulti di ogni tipo. Ora come allora, i primari tornano on the beach, per tenere conferenze su“Reflusso gastro-esofageo”, “Malattie infiammatorie croniche intestinali” ed “Helicobacter Pylori”, con esplicitazione delle patologie gastrodueodenali. E’ decisamente il punto di non ritorno degli stabilimenti balneari, nati come luoghi per crogiolarsi al sole, fare il bagno e rilassarsi sulla sdraio ed arrivati a proporre tutto ed il contrario di tutto. Anzi, tutto, salvo quello per cui erano nati. Perché un bagno come si deve prevede mercatini etnici, reading poetici, palestra, aperitivi musicali, biblioteche, idromassaggi, gioco del golf, balli, ultime tecnologie... A voler essere pignoli, però, al trionfo totale del deja vu manca ancora un piccolopasso. Ma si può rimediare: basta prendere spunto dallo show di affilatura proposto da Lorenzo Preattoni, boss dell’Associazione Coltellerie e Arrotini, presso lo showroom Spotti/Valcucine di Milano, nell’ambito della mostra Lama/Non Lama. E fu così che in spiaggia, al calare delle prime ombre della sera, non mancò nemmeno un richiamo di sapore antico, Donne, è tornato l’arrotino!
(Agosto 2012)

Lunga vita ai veri dj. Quelli che… “musicanonrumore”! (Riviera Romagnola, ma non solo…)
L’ultimo della lista è Connor Cruise aka Dj C Squared, figlio di Tom Cruise e Nicole Kidman, dato in arrivo per agosto. Ma il celebre rampollo era stato preceduto da Paris Hilton, proposta a 4.000 euro + spese, comprendenti una fornitura di 500 pezzi di Rich Prosecco, in lattina. Dal modello Jesus Luz, presentato come il fidanzato di Madonna, anche se non lo è più da tempo. E da Pierre Sarkozy aka Dj Mosey, catapultato nel nostro Paese in occasione della campagna elettorale, peraltro persa, del padre Nicolas. Ebbene, tutti costoro vengono offerti alle discoteche italiane da Andrea Velletri, agente che non perde occasione per sbandierarne le valenze mediatiche. Eppure, li propone solo e soltanto come dj. Anche se non lo sono. Del resto, pare proprio che non ci sia nulla di meglio, per sbarcare il lunario. Come ben testimoniato anche dai casi di Peaches Geldorf, Jade Jagger, Selen e di tutta quella pletora di “personaggiucoli” televisivi, che vedono la consolle sotto forma di ultima spiaggia. Essere ingaggiati come dj, consente di chiedere più soldi che in caso di semplice ospitata. Chiaro è, però, che nell’ambito di una tale, esecrabile, prassi, a rimetterci davvero è la professione del selector musicale. Professione nobile e complessa, che non può e non deve essere confusa con lo studio di un semplice programmino di computer. A fare la differenza sono il missaggio, la scelta e la sequenza dei dischi, la sensibilità, la ritmica e il carisma. Ma più delle parole valgano i fatti, i nomi, le date. Gli amanti della musica da ballo qualitativa ed innovativa frequentino i mercoledì “No Name” del Peter Pan di Misano Adriatico, che schierano in consolle Martin Solveig (22 luglio), Sebastian Ingrosso (8 agosto) e Axwell (15 agosto). Oppure, la “Piramide” del Cocoricò di Riccione, sotto la quale impazzano le sonorità di Armin Van Buuren (20 luglio), Afrojack (27 luglio), Avicii (9 agosto), Skrillex (16 agosto), Deadmau5 (24 agosto). O, ancora, la patinata pista del Pineta by Visionnaire di Milano Marittima, che ha il piacere di presentare Erick Morillo (28 luglio). Quanto ai dj italiani, occhio alle date romagnole di Marco Carola, Bloody Beetrots, Ralf, Massimino Lippoli, Ricky Montanari, Stefano Gambarelli e Flavio Vecchi, avendo peraltro sempre cura di tenere sotto controllo i line-up di appuntamenti di livello quali “Magic Monday”, “Dok”, “Villa Titilla” e “Sunset Underground”, questi ultimi di stanza rispettivamente alla Villa delle Rose di Misano Adriatico ed al Malindi Beach di Cattolica. Chi entra in contatto con le realtà elencate non può che rabbrividire vedendo e soprattutto ascoltando performance affidate a chi dj professionista non è, perchè fra le due figure c’è un abisso. Vieppiù, in un’estate che, come parola d’ordine, ha scelto un neologismo inequivocabile, “musicanonrumore”! Il cui significato, tradotto in soldoni, è ben rappresentato dal valore del trio Swedish House Mafia, in cui i succitati Sebastian Ingrosso e Axwell lavorano fianco a fianco con Steve Angello: i festival musicali di tutto il mondo se li contendono a botte da 200.000 euro a dj set. A buon intenditor…
(Luglio 2012)

Quando la domanda sorge spontanea (Lombardia)

Come direbbe Josè Mourinho, magari non con la stessa pacatezza: perchè? Perché il Fooding di Peschiera Borromeo (MI) sceglie come nome un termine, anzi una griffe, mix fra food e feeling, inventata dal giornalista francese Alexander Cammas e da lui stesso utilizzata per una rivista ed eventi internazionali, ultimamente approdati con successo anche in Italia? Di certo, era sufficiente il sottotitolo, “sushi & mozzarella bar”, a far comprendere immediatamente la presenza di una furbesca filosofia vitale, tesa ad unire due prodotti attualmente en vogue ed oggetto di diversi locali monotematici, in giro per la Penisola. Perchè il nuovo Good Save the Food di Milano (via Tortona 34) punta assai su look, location e marketing, ma non si cura più di tanto del servizio, lento e disattento, anche in assenza di folla in sala? Perché La Cave Cantù di Casteggio (PV) si crogiola nella bellezza della struttura che la ingloba, una deliziosa Certosa risalente al 1700, senza avere un menù con i prezzi in vista e senza proporre i dolci del titolare, che di mattina fa il panettiere, molto apprezzato per giunta? Perché il The Piper’s di Milano (Via Benvenuto Cellini 2) spende tanto nella scelta di materiali (marmo emperador e legno di palissandro, per esempio) ed arredi, se poi lo staff gestionale non ha né arte né parte? Di certo, si può affermare che, in questi casi, le colpe non possono davvero essere scaricate sugli arbitri…
(Aprile 2012)

Curiosità, stranezze, dimenticanze e… (Milano)
Entrare al Parma & Co (via Delio Tessa 2) e vedere allineati vini e bollicine della Franciacorta lascia perplessi. Non certo per la mancata bontà degli stessi, ma per la presenza, nel parmense, di tante e valide cantine. Coinvolgerle nel progetto e proporle in loco gioverebbe alla completezza di una filosofia vitale, sviluppata unicamente nel food. Sentir parlare bene del ristorante Ratanà (via De Castillia 28), per poi scoprire che menù e carta dei vini sono solo un pro-forma: sapeste quanti piatti ed etichette risultano assenti dopo il ritorno in cucina dei camerieri, post presa dell’ordine! Il recente restyling del Ricci (piazza della Repubblica 27) è piacevole, ma spazi e funzionalità del ristorante interno risultano inadeguati. Per non parlare dei piatti che fuoriescono dalla cucina e dei prezzi, in particolare quelli dei distillati… Cosa c’è di più unico di un ristorante sito al 20° ed ultimo piano di un grattacielo? Unico (via Achille Papa 30) è tale anche nei modi: alle 22.00 non risponde citofono e non apre le porte dell’indispensabile ascensore a chi suona da sotto, per accedere alla sala. Poi, post cambio di recapito telefonico, non ritiene opportuno segnalare la variazione, tramite opportuno messaggio, a chi chiama il numero riportato sul biglietto da visita preso dal banco della portineria sottostante. Dulcis in fundo, una chicca. Con l’apertura del nuovo Banco d’Assaggio (via F.lli Bronzetti 26) mr. Berti ha scoperto di avere un nome che vale come parola d’ordine: aperitivo da Mirando!
(Marzo 2012)

Blanco Cafè (Bologna)
Tipologia: MEETING POINT
Promette bene il pre-serata allestito domani, a partire dalle 19.00. Le sorprese sono dietro l’angolo, grazie a Stefano Malaisi che affida la colonna sonora a Manu Dj, trasformandosi in vocalist d’eccezione. E grazie alla frizzante animazione di Barbie&Friends, ben coadiuvata dalle fotografie di Tetiana Kitsak. Ma che bisogno c’era di autodefinirsi “L’aperitivo Numero 1” sul flyer promozionale? Non è meglio sentirselo dire dalla clientela, post evento?
(Febbraio 2012)

Discoteche urlate e party fashion: basta! (Milano)
“La serata universitaria più ballata d’Italia” (The Club, Milano). “L’aperitivo più ballato di Milano” (Old Fashion, Milano). “L’estivo nr. 1 di Milano” (Beach Solaire, Peschiera Borromeo-MI). Queste perentorie ed inequivocabili affermazioni sono solo alcune delle tante, troppe, auto-celebrazioni visibili su flyers, siti e materiale promozionale di discoteche e pierre. Anche ammesso che siano tutte vere, perché non provare l’emozione di sentirselo dire dalla clientela, invece di cantarsi addosso? Per giunta, esponendosi al pubblico ludibrio nel caso, assai frequente, che i locali decisi a rivendicare la supremazia nel medesimo campo siano due, tre, quattro o, addirittura, venti? Fatto sta che tale, aggressivo, modus operandi risulta essere figlio legittimo dei talk show gridati, attualmente in voga in tv ed in società. Vince chi urla più forte, non chi ha i contenuti migliori. Nel caso dei club dispiace assai, perché fantasia e creatività sono sempre state, per i locali milanesi, un valore aggiunto. Basterebbe ricordare one-night del passato, quali Orchestra, Paris Latino, Tribuna Centrale, Caribe, Scandalo! e Tutti Frutti, per rendersene conto, appieno. Come se tutto ciò non bastasse, il conformismo è dilagante. L’evento al top deve essere giocoforza “fashion” se non, addirittura “serata con cena e dopocena Glamour Vip, caratterizzata da numerosi special party ed eventi legati al mondo della moda e dello spettacolo” (The Beach, Milano). Mica pizza e fichi!
(Novembre 2011)

Manduca (Firenze)
Tipologia: DISCOTECA
Al margine estremo del Parco delle Cascine, fra il verde ed il canale, a ridosso del delizioso Centro Ippico Toscano, rinasce una location che, negli Anni ’50, si chiamava La Villetta, si raggiungeva in carrozza ed era frequentata da Tyrone Power. Ora, si mangia (malino) e si balla (commerciale) a bordo piscina mignon, tenendo buono un palco per esibizioni live e la struttura antica, su due piani, per cene di maggior classe. Gente ce n’è, perché lo staff ci sa fare nel radunare bei ragazzi e belle ragazze, magari concedendo alle macchine più costose di parcheggiare proprio davanti al locale, dove non si potrebbe… La qualità nel servizio latita, come pure la cantina, la valenza dei barman e la professionalità di Sebi Migliorini (socio operativo, degno discepolo di Roberto Corsini e spalla del socio di capitale, ex tronista tv, attuale boss toscano quanto a vendita moto), ma qua si vive d’immagine, ragion per cui le sedie ed i tavoli da giardino, pur se rivestite, si dimenticano e si ricorda altro. E poi, guardandovi intorno e vedendo il ponte della tangenziale sopra la vostra testa, in un momento di estasi modaiola, chiudendo gli occhi, potreste avere l’impressione di essere a New York, al River Cafè, sotto il ponte di Brooklyn…
(Ottobre 2010)

Convoglia (Roma)
Tipologia: SHOW FOOD
Sulla carta, l’idea scatenante è geniale ed innovativa. Proporre nel contesto della stazione Termini un ampio spazio (1.700 mq) votato a ristorazione fast&slow e griglieria-pizzeria, con propensione per buone proposte vinicole e vendita di prodotti qualitativi, ma soprattutto dotato di orario allungato e velleità trendy sconfinanti in serate musicali di matrice live, potrebbe consentire a Roma di avvicinarsi alle grandi capitali europee. Vieppiù, se si considera che la location è ricavata nella fascinosa Cappa Mazzoniana, restaurata ad arte sotto l'egida della Sovrintendenza ai Beni Culturali e che i tanto amati happening artistico-creativi paiono essere nelle corde della direzione artistica. Peccato che nel corso della mia ultima visita, a pranzo, in pieno periodo vacanziero, con una marea di viaggiatori in circolazione, la pizzeria non sia attiva, diversi piatti presenti in menù non siano disponibili (perfino un’insalatona!), una mozzarella di bufala con due fette di prosciutto non si possa avere, perché la carta prevede che la bufala sia presente solo nella Caprese ed il prosciutto pare arrivi direttamente da Marte. Per di più, durante la sosta in zona ristorante, il locale è palesemente attraversato in lungo ed in largo da più componenti di uno staff impegnato a portare in cucina prodotti mangerecci (fare la spesa prima non era possibile?) ma, evidentemente, anche proteso alla ricerca di nuovi, giovanissimi e palesemente inesperti collaboratori (camerieri, vivandieri, aiutanti generici? Mah, speriamo bene...), condotti in visita plenaria alle varie aree dello spazio. Insomma, in attesa del treno, mi sono potuto godere uno show di cui avrei fatto volentieri a meno, fermo restando che la carne utilizzata per l’hamburger da me ordinato per esclusione non era male...
(Gennaio 2010)

Caffé dei Costanti (Arezzo)
Tipologia: MEETING POINT
Vedere un locale storico (inaugurato nel 1805 e pronto, nel 1913, ad ospitare un di reading di Filippo Tommaso Marinetti), fatto di soffitti alti, grandi arcate e pavimenti d’antan, trasformarsi in una sorta di disco bar con tanto di musica a palla e luci rotanti con proiezioni sulle pareti, stile dancefloor Anni ’70, regala reazioni contrastanti. Perché, un conto è decidere di ristrutturare tutto ed innestare una marcia futuribile. Un conto è volere e dovere, chez Belle Arti, mantenere il look preesistente e permearlo di un’insostenibile leggerezza dell’essere. Dance-Oriented, per giunta! Certo, siamo molto lieti che lo spazio abbia riaperto dopo una lunga e triste chiusura ma, così com’è, non è né carne né pesce. E’ improponibile tanto come bar bicentenario quanto come punto d’incontro di matrice discotecara. Fatto sta che, per ora, vista la novità, il pubblico giovane lo affolla, soprattutto di sabato, all’ora dell’aperitivo. Del resto, il duo Marco Grotti/Piero Brocchi s’impegna alla morte per riempirlo e vivificarlo. Dj set, live performance, feste a tema, serate di tango, cocktail boom e show performance a go go s’innestano in un’atmosfera strana. Qui, Roberto Benigni girò una scena del suo film-Oscar La Vita è Bella…
(Settembre 2009)

Gold (Milano)
Tipologia: SHOW FOOD
Riuscirà il nostro eroe a stupirci con effetti speciali, ripopolando il bar-bistrot-ristorante di Dolce&Gabbana e facendoci finalmente mangiare se non bene, quantomeno discretamente, ad un prezzo consono, pur se necessariamente elevato, per tenere botta alla fama, genialità e immagine over the top dei due patron? L’impresa di riequilibrare le sorti del Gold è ardua, ma lui, il nostro campione, la nostra speranza bianca, ce la può fare. Con il tempo e la pazienza. E, soprattutto, con la fondata convinzione di vedere sbaraccato, a breve, il cantiere antistante il reale ingresso, sito in piazza Risorgimento, con contemporaneo allestimento di un magico e piacevole plateatico, versione garden. Per ora, i lavori sono in corso, in tutti i sensi. Grazie al nuovo e talentuoso direttore responsabile (in carica da pochi mesi), Paolo Baggini. Già salito alla ribalta della ristorazione-vetrina per quello che è stato da più parti definito “il ratto del direttore”. Dopo aver lavorato al lancio della sede milanese del ristorante romano Dal Bolognese, chissà perché chissà percome, qualche centinaio di giorni dopo l’inaugurazione, passò al vicino di casa, l’adiacente L’Acanto, emanazione gastronomica dell’Hotel Principe di Savoia. Scandalo! Fatto sta che adesso, dopo un salto al Casinò di Campione, è approdato alla corte di Domenico&Stefano, portandosi dietro uno chef dell’Hotel Exedra di Roma. Ebbene, noi siamo andati, in quattro (Agneska e Milena, deliziose ragazze polacche, Ezio, amico liparota and I), di venerdì sera, ore 21.30, sotto Bit, quindi in giornata papabile per il pienone. Che non c’era. Sotto si stava larghi ed il ristorante superiore presentava molti coperti vuoti. L’atmosfera si rivelava un po’ troppo piatta, vieppiù in un contesto luxury, che dovrebbe quantomeno prevedere un impianto luci modulabile ed adattabile alle varie situazioni, a seconda di numero, tipologia ed umori della clientela presente. In compenso, il ricevimento ed il servizio si rivelavano puntuali e cordiali. Quanto ai piatti, piacevole il Tamburello di tonno con fois gras e spinaci (30 euro) ma incerti, quanto a rapporto qualità/prezzo, Medaglione di astice con vodka datteri e gelatina al Campari (25 euro) e Capriolo alla cannella in salsa dolce (30 Euro). Fatto sta che il conto, comprensivo di un bianco Kreuth Terlano da 45 Euro (pericolosamente unico. Ossia, non ce ne sarebbe stata una seconda bottiglia. Ma la dichiarazione è stata preventiva, per fortuna) ed un Pavia Rosso by Olmo Antico (etichetta dello stesso Baggini), targata “La P… Nera”, novità 2008 (32 Euro), sarebbe ammontato nientepopodimenochè a 468 Euro. Importo su cui pesa un improponibile coperto da 7 euro, cada1-2-3-4, totale 28 Euro. Cui vanno aggiunte 4 bottiglie di Acqua Lauretana (che non arriva da Marte, ma da Graglia, provincia di Biella, anche se con bottiglia probabilmente disegnata nella galleria del vento da Paolo Pininfarina) da 5 euro ciascheduna. Che, per di più, non arriva sul tavolo post scelta del cliente, ma automaticamente. Certo, noi abbiamo peccato nel chiedere un buon passito, salvo ricevere in cambio 3 validi Sauternes, che però non meritano di essere prezzati 14 euro al bicchiere! La grande sorpresa della serata è stato però l’ampio sconto concesso, che ha permesso di riequilibrare i parametri. Ma, a questo punto, sorge un dubbio: che sia una variante emozionale? Sparare alto e ribassare forte, per colpire al cuore e fare spettacolo, può essere una scelta vitale, vincente. Me lo auguro. Del resto, anche Dolce&Gabbana, come il sottoscritto ricevevano i free drink per la one night Chocolat City, in scena al Geriko, fine anni ’80. Niente di nuovo sul fronte occidentale, quindi! Anyway, la situazione del Gold è migliorata rispetto agli esordi, anche se la musica di sottofondo è tuttora un pizzico alta, forse perché tarata sulla sala piena. Per di più, la selezione dei brani andrebbe curata meglio. Ma niente, davvero niente, si può dire ai bagni, assolutamente da visitare, visto il loro look dorato, bello e impossibile. Anche se la libidine pura si annida sempre e comunque all’atto della prenotazione telefonica: scatta la voce melodiosa di Shirley Bassey, interprete della colonna sonora del film 007. Missione Goldfinger e, mentre aspetti l’operatrice, ti passano per la testa Sean Connery o la sexy pilota Pussy Galore, a seconda dei gusti…
(Febbraio 2009)

Four Seasons (Milano)
Tipologia: DREAM HOTEL
Prendere un aperitivo al bar del Four Seasons Hotel di Milano è davvero piacevole, perché qualità, atmosfera e relax sono al top. Come dovrebbe sempre essere. Senza orde di cavallette all’assalto di buffet stomachevoli ed anti-igienici, ma anche bevande di scarsa qualità, tanto nei cocktail quanto nei vini. Ovvio, che io lo frequenti spesso, quindi. Ultimamente, ci sono stato con l’amica Veronica Maya, conduttrice RaiUno, che non vedevo da un po’. E con la quale avevo piacere di chiacchierare del più e del meno, in santa pace. Ore 20.00: lei ordina una cioccolata (8,50 Euro) e, giustamente, le portano alcuni pasticcini di contorno. Io ordino una flute di Champagne Philipponnat Brut Royale Reserve, che reca seco un prezzo un tantino esagerato, 23,00 Euro. Basterà dire che il costo di un’intera bottiglia, in enoteca, oscilla fra i 33,00 ed i 50,00 euro, per capire l’antifona. Ma il punto non è questo, perché la cifra è correttamente riportata sulla carta, pur se non corredata dell’annata. Il fatto è che al sottoscritto hanno portato solo il classico ed anonimo trittico di noccioline, mandorle ed affini, senza il consueto marchio di fabbrica della casa, foglie di alloro ed olive ascolane fritte. Ideali, per accompagnare una cuvèe dotata, al palato, di un buon crescendo aromatico. Diamo per scontato che la colpevole dimenticanza sia stata cagionata dalla vista dei magnifici occhi chiari di Veronica, che devono senz’altro avere stregato il cameriere. Resta il fatto che io ho dovuto fare buon viso a cattiva sorte e bere a stomaco totalmente vuoto. Perché le noccioline, come già scritto, le lascio volentieri agli appassionati dell’“Americano”. In compenso, avviandoci verso l’uscita, il bravo pianista ha azzeccato, come per incanto, la canzone preferita dalla mia splendida amica, “As Time Goes By”, hit del film Casablanca… Sì, suonala ancora Sam, ma non far più portare le noccioline con lo Champagne. E se proprio non puoi, fai in modo che non si dimentichino del resto. Grazie.
(Gennaio 2009)

Il Bolognese. Da Sauro (Marina di Bibbona-LI)
Tipologia: SMARTPOOR DISH
Era una sera da lupi nel Bronx. Una di quelle fredde notti invernali in cui l’amata Marina di Bibbona, sede di mie numerose scorribande giovanili, si presenta giocoforza deserta ed in versione “The Dark Side of the Moon”. Eravamo 3 amici+1 allo Show Window. Un agente di spettacolo, il farmacista palestrato ed il sottoscritto, cui si è aggiunto il proprietario del residence adiacente, ma solo per il caffé. Era ed è tuttora il risto-tratto-pizza frequentato da Beppe Grillo, che possiede una villa a due passi, Gino Paoli, Biagio Antonacci, Adriano Celentano e chi più ne ha più ne metta. Farete fatica a trovare chi, fra i big, non c’è stato almeno una volta, nella vita. E troverete in molti a confermare che in estate, per entrare, c’è la coda. Eppure il locale è spartano, con una prima sala vetrata, tristanzuola assai. Eppure la carta dei vini è risicata e con proposte tragicamente scontate. Eppure il servizio è ridotto ai minimi termini e sviluppato da ragazzi in divisa, ma sprovveduti. Eppure alla fine della cena sono di “quelli che vuoi un amaro…” (senza precisare che amaro hanno). Eppure se chiedi una grappa, te ne catapultano due sul tavolo (le uniche due esistenti, a detta loro), senza sapere se sono buone o no, stile “scegliete voi, per carità. Non vogliamo responsabilità”. Certo, in occasione della nostra cena lo show era garantito da una tavolata con commensale rotondetto e parrucca bionda, stile drag queen de noantri. Certo, il raviolo di mare ed il totano grigliato da me assaggiati sono risultati decisamente piacevoli al palato. Certo, il prezzo pagato (30 euro cadauno-cadadue-cadatre) è assolutamente pertinente, anzi virato verso il basso. Ma il sospetto è che la presenza del farmacista-star e del residence-man abbiano favorito un cospicuo sconto. In loco, sono due personaggi al top. Ma le domande che necessitano di risposta immediata sono, “I vip frequentano il locale perché vogliono pagare poco?”, “Il trend vira sull’anonimo andante?”, “Il servizio, la competenza e la professionalità perdono colpi?”, “Il look conta niente, rispetto alla frequentazione?” o, ancora, “E’ corretto puntare a curare solo prezzo e food, trascurando il beverage?”. C’è qualcosa che non va.
(Novembre 2008)

Etablì (Roma)
Tipologia: WINE BAR
Questo wine bar e ristorante (si auto-definisce così, ma svetta per altro) è presente sulla mia Guida al Piacere ed al Divertimento 2009, ragion per cui potete immaginare quanto mi costi criticare un locale segnalato sulla Bibbia del Loisir per la sua valenza positiva! Ma le debacle improvvise sono ormai all’ordine del giorno e della notte… E’ quindi mio preciso compito darvene informazione tempestiva, a fronte di un’ulteriore visita. Fatto sta che, a fronte di un locale di stampo salottiero, a due passi da piazza Navona, magicamente in grado di barcamenarsi fra sprazzi vintage e gusto provenzale, sgabelli ferrosi e soffitti a rastrelliera lignea, pavimenti listellati e lampadari simil-candelabri. spazi sfalsati e pubblico a la page, sedute anticate e bancone squadrato, dietro la cassa alligna un titolare in maglietta corta, color blu elettrico, stile Braccio di Ferro, molto meno ton sur ton di qualsivoglia cliente presente in sala. Passi. Passi anche il fatto che il Sirah ordinato all’ora dell’aperitivo sia stato servito in un bicchiere non idoneo ad un vino rosso e sponsorizzato in maniera non pertinente. Passi, perfino, che per 6 euro di spesa (decisamente troppo per l’etichetta servita) non sia previsto alcuno snack, ma non è possibile che il barman mi piazzi accanto una ciotola di noccioline stile Anni ‘70. Avessi chiesto un Americano, almeno…
(Ottobre 2008)

Naranzaria (Venezia)
Tipologia: WINE BAR
A ridosso del ponte di Rialto, a fianco dell’antico mercato all’ingrosso delle arance, nell’arco di due piani terrazzati e affacciati sul Canal Grande ecco un post-bacaro di matrice elegante, da sposare per location (magici i posti outdoor, nell’Erbaria), atmosfera, orario allungato nella notte ed aperitivo, ma non per la cena, in scena upstairs, nell’ambito di salette-nicchia, peraltro piacevolmente griffate. Dalle 19.00 in poi, nel loggiato antistante i piccoli interni, si raduna tanta bella gente che, intenta a bere bene e gustare sushi, non molla la presa fino alle 21.00, dando modo a chicchessia di fare piacevoli incontri. Area dinner, altra storia; altro giro, pochi regali. Poca gente e sushi che finisce alle 20.50 non rappresentano un buon abbrivio, fermo restando che la Zuppa di miso con julienne di merluzzo a 12.00 € è da scartare non tanto per il prezzo quanto per sapore ed inconsistenza della proposta (due-dadini ittici-due, tanto brodo e molte alghe). Baccalà, vongole e pomodorini sono da brivido parimenti negativo, sempre a 12.00 €. Il peggio è che entrambi le portate risultano bellamente precotte e riscaldate selvaggiamente, con tanto di inequivocabile tovagliolino di carta fra i due piatti. Senza stare a rimarcare il servizio a rilento, si fa pure fatica a pagare il conto, perché pur scendendo fronte cassa, si deve prendere atto che la responsabile della stessa è sparita con il cameriere…
(Marzo 2008)

Bistrot Bovisa (Milano)
Tipologia: ART CAFE’
Nato ai bordi di periferia, dove i tram non vanno avanti più, dove l'aria è popolare è più facile sognare, che guardare in faccia la realtà... Deve avere la sfera di cristallo, Eros Ramazzotti, perchè la prima strofa della sua struggente Adesso Tu, sembra descrivere alla perfezione ambientazione e filosofia vitale di quello che anni dopo, ad inizio 2007, è diventato un locale di punta della Milano creativa. Di punta, perché realizzato all’interno della nuova Triennale, in pieno quartiere Bovisa, raggiungibile in auto grazie ad un ampio giro di Peppe, visto che la strada più diretta risulta interrotta dalla ferrovia. Di punta, perché ritagliata a ridosso del bookshop di una location postindustriale votata all’arte di avanguardia. Di punta, perché il look, creativo, gioca su pareti a fasce orizzontali, miscelate a schermi al plasma, giochi di luci colorate, sedute basse ad istmi monocentrici e bancone lungo cui si contrappone un frontale vetrato. Da cui, peraltro, si diparte un outdoor cementato votato a tavolini e cineforum, ma solo in presenza di bella stagione. In definitiva, trattasi di bel contesto culturale a valenza socializzante. I cui problemi si manifestano nella mancanza di servizio ai tavoli e, soprattutto nella scarsa professionalità dello staff che, dietro richiesta di due bicchieri di spumante, vorrebbe proporci un prosecco di scarsa qualità che noi evitiamo chiedendo quali altre bollicine italiane di livello ci siano. Risposta? In evidente assenza di carta tematica, nessuna parola, ma riversamento compulsivo di bottiglie astruse sul bancone… Dopo aver optato per un Franciacorta Saten non certo di primo piano, si viene richiamati all’ordine da un responsabile, che ci chiede il versamento immediato di 7 Euri cadauno e cadadue, prima di iniziare a bere. Eravamo in piedi, senza altri clienti intorno, ma in compenso circondati da uno staff di cinque unità, nullafacente: avremmo forse potuto sfuggire alla cassa? Quanto alla parte food, quella è assicurata da prodotti e ricette di Moreno Cedroni, che non abbiamo assaggiato per evitare che ci chiedessero una strisciata della carta di credito, a prescindere. Sul folder istituzionale, la cucina risulta aperta fino all’una, lo staff la dà per funzionante fino alle 00.30.
(Maggio 2007)

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Mi.Ma








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